In allegato trasmettiamo la lettera realizzata congiuntamente da Collegio dei Geometri Varese, Ordine Ingegneri Varese, Ordine Architetti Varese, Ance Varese e Confartigianato Imprese Varese, relativamente al tema del Pgt di Varese, inoltrata in data 12.12.2013 agli organi di stampa.
ANCE VARESE, CONFARTIGIANATO IMPRESE VARESE, ORDINE ARCHITETTI
VARESE, COLLEGIO DEI GEOMETRI VARESE, ORDINE INGEGNERI VARESE
Con questa lettera vorremmo puntualizzare le nostre considerazioni in merito al nuovo PGT e possibilmente ricondurre al “merito” una sterile querelle polemica, ricordando che “la tecnica” è un utile fondamento, sia all’analisi culturale, sia a quella politica.
In primo luogo ci preme sgomberare il campo dalle improprie illazioni corporativistiche che abbiamo letto.
Gli operatori del settore edile, così come i politici ed i pubblici amministratori, sono cittadini che attraverso le loro competenze cercano di perseguire e valorizzare le opportunità, la qualità e la bellezza.
Spesso questi obiettivi, da parte di molti, non sono stati raggiunti, ciò nonostante non si può attribuire agli operatori tutti, in quanto tali, un peccato originario.
Se l’Assessore intendesse significare ciò che l’articolo pubblicato sembra in effetti suggerire (cioè che gli operatori intervengono per mero interesse corporativo), con altrettanto qualunquismo potremmo replicare che non serve ormai più alcuno sforzo per imputare (in modo generalizzato, sia chiaro) di peggio alla classe politica e amministrativa che, per usare un eufemismo, ha ormai raggiunto il minimo della propria credibilità.
Ma questo è un discorso qualunquista che non ci piace e che abbiamo sempre rigettato, sicuri come siamo di trovare altrettanto equilibrio e serietà nei nostri
interlocutori.
Ora tornando nel merito del percorso destinato ad incidere per anni sulle prospettive e sulle speranze di un’intera comunità (leggasi città), ci domandiamo innanzitutto che senso abbia offendere la più elementare “ragione politica” liquidando, in nome della più triste arroganza burocratica (“scadenza dei termini”), il contributo delle categorie “tecnicamente” più pertinenti?
Non è forse un sano principio dell’Amministrazione quello di garantirsi le migliori e più ampie condizioni atte a perseguire il bene comune ?
Il PGT è lo strumento di pianificazione che influenzerà la nostra città per i prossimi anni, che potrà dare sviluppo e migliorare molte attività e indirizzare la città verso una sua nuova e moderna dimensione.
E’ evidente che si tratta di un documento politico, ma è altrettanto evidente che per redigerlo è utile un confronto progettuale di merito con gli operatori tecnici abituali.
Una proficua collaborazione tra le rappresentanze politiche ed i tecnici locali, che pure conoscono le problematiche della città, avrebbe rappresentato un modus operandi particolarmente “vincente”.
Questa collaborazione è mancata e non se ne capisce il motivo, anche perché le associazioni professionali avrebbero potuto dare un importante contributo al di là dell’orientamento politico dell’Amministrazione.
Le note che sono state inviate al Comune rilevano diverse criticità all’interno del piano, e non tenerne conto solo perché il documento è arrivato fuori termine, ci sembra assurdo e controproducente; vogliamo solo rispettare delle norme o delle scadenze o vogliamo realmente pensare al bene comune?
Gli articoli usciti su La Prealpina e su La Provincia dell’undici di dicembre attribuirebbero all’Assessore Binelli alcune considerazioni fuorvianti che non spiegano assolutamente al lettore la reale portata delle criticità riscontrate dalle Associazioni tecniche.
Si parla di utilizzo dei sottotetti in maniera pittoresca (gli abbaini) come se già non esistesse una Commissione Paesaggio preposta proprio a valutare nel merito architettonico.
Si parla di difesa del verde come se, le nostre osservazioni, intendessero offenderlo. Semmai il contrario stante che da decenni la cultura tecnica architettonica si sforza di convincere della necessità di salvaguardare il territorio ottimizzando lo sfruttamento del già costruito (anche attraverso la demolizione e ricostruzione di ciò che non è meritevole e che viceversa l’Assessore dichiara di volere a tutti i costi difendere a dispetto delle norme nazionali). Per ciò pre-stabilire che tutti gli edifici pre-esistenti al 1953 sono meritevoli di tutela appare assurdo ed anacronistico.
Forse la nostra colpa sta nell’osservare che le città sono tanto più belle, a cominciare da quelle storiche, quanto più leggero e chiaro è l’apparato normativo e stante che alle Amministrazioni non mancano adeguate commissioni di pre-esame ed altre modalità di verifica.
Quanto alla perequazione (parola oscura ai più fino al momento in cui molti dei lettori si scontreranno direttamente con essa) desideriamo solo fare presente che la legge regionale non ne prevede le singolari ed onerosissime modalità di applicazione imposte dal PGT varesino. Oneri che cadranno come una mannaia su qualunque, anche minima, esigenza familiare di ampliamento residenziale.
Per concludere, nel pittoresco, che dire di una norma che, in difesa del suolo, impone di consumare quasi il venti percento in più di territorio per poter ovunque parcheggiare i SUV con la stessa facilità di un’utilitaria?
I nostri documenti, presentati all’Amministrazione comunale e consegnati alla Stampa, sono disponibili a chiunque voglia prenderne conoscenza, così che ciascuno possa valutare la pertinenza degli stessi rispetto all’interesse generale, non a quello corporativo.
Non si dimentichi peraltro che l’edificazione è importante strumento sociale ed economico: la domanda di casa è fortemente espressa dalle giovani coppie e dalle nuove famiglie e l’edilizia, nel suo complesso, è strumento fondamentale di leva economica in un importantissimo indotto.